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Ritenute d’acconto: cosa sono, quando si possono usare e limite annuale

Un professionista o un freelance che svolge un’attività lavorativa occasionale e non abituale, che non possiede Partita Iva, ha l’obbligo di rilasciare al suo datore di lavoro una ricevuta che prende il nome di ritenuta d’acconto. Questa rappresenta una trattenuta sulle somme di denaro incassate da parte dei clienti, che possiedono una Partita Iva. Essendo quindi un anticipo sulle imposte dovute, al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi occorre sottrarre l’ammontare delle ritenute. 

L’aliquota applicabile è del 20% per i professionisti che risiedono in Italia, mentre per coloro che vivono all’estero è pari al 30%. Il cliente, pertanto attraverso la compilazione di un modello F24 si fa carico di anticipare parte delle tasse che andranno pagate con la dichiarazione dei redditi.

Possiamo quindi definire la ritenuta d’acconto una percentuale sulle somme dovute per una prestazione lavorativa che viene trattenuta dal datore di lavoro. Questi soldi vanno versati nelle casse dell’Erario per conto del lavoratore, che prende il nome di percipiente, dal datore di lavoro che prende il nome di sostituto d’imposta.

Quando si usa la ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto si applica a tutti i compensi relativi a prestazioni di lavoro autonomo e occasionale; prestazioni di lavoro presso terzi o svolte nell’interesse di quest’ultimi; sugli utili derivati da società s.p.a, s.a.s, s.r.l.; su redditi che derivano dalla cessione di diritti d’autore; su redditi derivati da opere d’ingegno cedute da persone che non siano imprenditori o professionisti.

Non sono sottoposti a ritenuta d’acconto somme inferiori a € 25,82 tranne nel caso in cui queste non siano un acconto di somme superiori. Non sono soggetti a ritenuta tutti compensi emessi da enti pubblici e privati che svolgono un’attività commerciale.

Entro il 16 del mese successivo al pagamento della prestazione lavorativa, il committente è obbligato al versamento della ritenuta. Nel caso in cui quel giorno dovesse coincidere con una festività, allora il versamento verrà effettuato il primo giorno lavorativo più vicino. Per effettuare tale versamento, il datore di lavoro deve compilare un modello F24 predisposto dall’Agenzia delle Entrate, da inviare telematicamente per i sostituti d’imposta che possiedono Partita Iva con un apposito codice di tributo (1040).

Non appena il versamento sarà effettuato, il datore di lavoro dovrà predisporre di una certificazione dell’avvenuto pagamento. In questa certificazione saranno riportati i dati relativi alla somma di denaro corrisposta, l’ammontare delle ritenute, le detrazioni d’imposta, contributi previdenziali e altri dati utili.

Come funziona e limiti

Come accennato prima, la ritenuta consente al datore di lavoro di pagare un collaboratore per il lavoro svolto come se fosse un professionista con Partita Iva. Per dare luogo a ciò, è necessario che ci siano determinate condizioni. Innanzitutto dev’essere un rapporto di lavoro occasionale e in secondo luogo, il lavoratore dev’essere tra coloro che non hanno l’obbligo di possedere una Partita Iva, ovvero il suo guadagno annuo non deve superare il tetto massimo dei 5000€.

Affinché si possa compilare una ritenuta d’acconto, il collaboratore deve emettere una ricevuta dove inserirà tutti i dati del datore di lavoro, e i propri, la data di emissione della ricevuta, la descrizione del lavoro svolto, l’importo lordo e netto ridotto del 20% (aliquota della ritenuta d’acconto). Nel caso in cui si superasse la cifra di €77,47 dev’essere apposta sulla ritenuta una marca da bollo di €2,00 a carico del datore di lavoro.

La legge Biagi e la successiva legge Fornero hanno inserito dei limiti quantitativi delle prestazioni occasionali che riguardano la durata non superiore ai 30 giorni lavorativi annui, con lo stesso datore di lavoro e un corrispettivo non superiore ai €5.000 da parte di ogni datore di lavoro.

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