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Contratto a tempo determinato: cosa prevede, requisiti e obblighi

Sempre più frequentemente, negli ultimi anni, è diventato comune l’utilizzo del contratto a tempo determinato, chiamato anche più semplicemente contratto a termine: ormai questo tipo di contratto è così diffuso che è diventata la modalità più utilizzata dai datori di lavoro, perché offre il vantaggio della flessibilità, pur essendo sottoposto a un costo maggiore.

La normativa è cambiata diverse volte nel corso degli anni: prima con il Jobs act (D.lgs. 81/2015), che mirava a favorire l’occupazione negli anni della profonda crisi economica, più recentemente con il Decreto Dignità (Decreto Legge 87/2018 convertito dalla L. 96 2018), che invece ne ha voluto di nuovo ridurre l’utilizzo limitandone la durata e reintroducendo l’obbligo di causale dopo i primi 12 mesi. Inoltre lo ha reso ancora meno conveniente alzando i costi a ogni rinnovo, questo per provare a incentivare i datori di lavoro ad assumere a tempo indeterminato più dipendenti possibile.

Cosa prevede il contratto a tempo determinato

Come indica il nome stesso, il contratto a tempo determinato è una forma di assunzione che prevede una durata predeterminata del rapporto di lavoro: il posto, quindi, è assicurato al dipendente fino al termine indicato sul contratto e non per sempre.

Questa forma di contratto atipica ha avuto bisogno di una nuova regolamentazione nel 2018, che ne è andata a inasprire i termini per tutelare tutti quei lavoratori che si vedevano prorogare questo tipo di accordo all’infinito, senza mai poter accedere a un tipo di contratto indeterminato che di certo da una sicurezza tutta diversa.

Secondo il Dl 87/2018, noto come Decreto Dignità, il contratto a tempo determinato può avere un termine di durata non superiore a dodici mesi. È possibile prolungare l’assunzione fino a 24 mesi, ma solamente se viene presentata una causale giustificatrice, e al termine di questi sarà possibile rinnovare l’accordo per ulteriori 12 mesi, ma solo con un accordo stipulato presso la DTL.

Viene reintrodotta quindi, anche se solo parzialmente, l’obbligo della causale, mentre non cambia nulla per i contratti inferiori a 12 mesi: in questi casi è possibile assumere liberamente e senza giustificazione. Invece già dal primo rinnovo, anche se previsto entro i primi 12 mesi andrà necessariamente indicata la causale.

Obblighi e requisiti di un contratto a tempo determinato

Quindi, riassumendo, il contratto a termine può avere una durata superiore ai 12 mesi, ma solo in presenza di una causale che rientri in queste condizioni:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’attività ordinaria ;
  • sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

S’intende, ovviamente, che la responsabilità della prova riguardante l’esistenza obiettiva di ragioni che giustificano l’eventuale proroga del termine stesso è a carico del datore di lavoro. In assenza dell’indicazione delle causali, il contratto si trasforma automaticamente a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda le proroghe, ne sono concesse massimo quattro ma sempre con il consenso del lavoratore e entro il termine di mesi previsti dal decreto. Il datore, però, deve ricordare che è stato elevato il contributo previdenziale a carico dei datori di lavoro per ogni rinnovo del contratto, che però potrà essere rimborsato integralmente dall’INPS a determinate condizioni.

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