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“Carpe diem, quam minimum credula postero”: significato e utilizzo del termine

La prestigiosa locuzione latina “Carpe diem” tratta dalle Odi di Quinto Orazio Flacco, più conosciuto come Orazio, è spesso erroneamente tradotta con “Cogli l’attimo”. In realtà, il sommo filosofo, amico di Virgilio, basava la sua filosofia sul fondamento che all’uomo non è concesso né di conoscere il futuro tanto meno di predeterminarlo. Avendo solo la possibilità di agire sul presente, all’uomo è concesso solo di concentrarsi sull’oggi, cogliendo tutte le gioie, e tutte le opportunità senza però pensare a ciò che lo aspetta nel futuro.   

Significato ed utilizzi della locuzione latina

L’espressione “Carpe diem” pertanto spesso viene anche tradotta come “cogli il giorno” ma sarebbe opportuno inserirla all’interno del suo contesto originale per coglierne a pieno il suo significato: “carpe diem, quam minimum credula postero”. Questa espressione può essere tradotta con: “cogli il giorno (inteso come il presente), confidando il meno possibile nel domani”.

Si tratta di un invito a godere del presente, dei beni offerti quotidianamente dalla vita, visto che il futuro è incerto e imprevedibile. Orazio invita ad apprezzare ciò che si possiede, senza andare alla ricerca del piacere. L’uomo ha il compito di dedicarsi al presente in cui vive, apprezzando tutte le gioie, le opportunità che gli si presentano e cogliendole senza pensare al futuro, affannato dalle ansie e paure per ciò che non può prevedere anzi tempo.

Questa concezione di Orazio, si ispira alla filosofia stoico-epicurea secondo la quale la felicità è vissuta senza alcun dolore, accettando la morte con rassegnazione e cogliendo l’invito del poeta a godere a pieno del presente. Inutile affannarsi per sapere cosa succederà nel futuro, ma bensì per Orazio ha più senso cogliere le gioie della vita intese come l’amicizia, i banchetti e la pace interiore.

Questa filosofia, risalta la libertà dell’uomo nell’organizzare la propria vita, rendendolo responsabile del proprio tempo, perché come afferma lo stesso poeta è inutile sprecare tempo prezioso della propria vita alla ricerca della verità sul futuro. L’esistenza agli occhi di Orazio, è qualcosa di precario, limitato che può essere interrotta in qualsiasi momento da una disavventura, perciò va vissuta priva di dispiaceri per non pensare alla fine inevitabile cui tutti gli esseri viventi sono destinati.

Lontana per il poeta è la concezione di vivere la vita nel piacere senza angoscie. Piuttosto il “carpe diem” viene inteso come una sorta di invito a vivere nella felicità senza dolori, ed esprimere la disperata imprevedibilità del futuro, la rassegnazione nell’accettazione della morte, che Orazio esorcizza invitando tutti noi a vivere il presente incuranti del pensiero della dipartita.

Tale pensiero che può sembrare complesso ma allo stesso tempo affascinante, lo ritroviamo in diverse opere di Orazio specie quando nella descrizione dei paesaggi nelle sue liriche, alterna scenari meravigliosi e incantevoli, a scenari cupi e annebbiati: lo specchio di un’esistenza artificiosa, una fitta maglia di esperienze, ed emozioni che l’uomo è autorizzato a vivere prima della morte.

Più appropriato sarebbe, pertanto, tradurre questa famosa frase in: “vivi il presente”. Proprio perché tradotta e interpretata in svariati modi, spesso si incorre anche ad utilizzi sbagliati. Viene erroneamente utilizzata come invito a vivere la vita gioiosa, senza pensieri ma in modo avventato, prendendo decisioni frettolose.

 

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