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Cane a tre teste mitologia greca: storia e origini

Tra le creature mitologiche dell’antica Grecia che più hanno ispirato la cultura moderna – in particolare quella legata al mondo dell’horror e del fantastico – troviamo Cerbero, il mostruoso cane a tre teste gigante e selvaggio.

Particolarmente conosciuto per la sua presenza nell’Inferno della Divina Commedia di Dante, Cerbero già dall’antichità era associato al mondo dell’oltretomba: il mostruoso canide, infatti, anche per gli antichi Greci era il guardiano dell’Ade, che proteggeva ferocemente l’ingresso al regno dei morti.

Storia e origini

Figlio di Echidna e Tifone, Cerbero viene comunemente descritto e rappresentato come un gigantesco cane a tre teste, a volte con l’aggiunta, in alcune versioni, di una criniera o una coda formata da serpenti, come la Chimera.

Da sempre è rappresentato come il fedele compagno di Ade, dio degli Inferi, e da lui posto a guardia dell’ingresso del suo regno: secondo la mitologia greca, infatti, Cerbero aveva il compito di sorvegliare le rive del fiume Stige, per impedire a chiunque ancora in vita di entrare, ma anche per evitare che le anime dei morti tentassero di tornare indietro verso il mondo dei vivi.

Il suo aspetto non è casuale: le tre teste, infatti, erano una rappresentazione di Passato, Presente e Futuro, e il suo carattere era selvaggio e indomabile, tanto che i morti arrivati nell’Ade dovevano portare un’offerta per placarlo, ovvero il dolce di miele che veniva posto nelle tombe insieme all’obolo per Caronte.

Feroce, fortissimo e indomabile, la mitologia racconta che sono pochissime le persone che sono state in grado di superarlo: tra queste va citato Orfeo che, recatosi agli inferi per ritrovare sua moglie Euridice, riuscì a oltrepassare il cane addormentandolo con la musica della sua lira, Enea, che lo ha corrotto con focaccine al miele, e Ercole in una delle sue celebri dodici fatiche.

Cerbero ha un ruolo molto importante anche nella Divina Commedia di Dante: anche nel suo Inferno il cane a tre teste è il guardiano dell’Inferno, ma qui il poeta rimarca particolarmente le sue caratteristiche bestiali per richiamare il peccato di gola – qui questa figura rappresenta il mezzo della punizione divina, che urla contro i golosi, li ferisce e li squarta come loro in vita avevano fatto col cibo –, e assegna alle sue tre teste il significato simbolico di superbia, avarizia e invidia, i tre mali che secondo Dante caratterizzavano la società del suo tempo.

Influenza sulla cultura moderna

Dante non è stato il solo ad essere affascinato dalla figura di Cerbero, che è stato inserito in tantissime opere della cultura contemporanea: basti pensare ai romanzi di Harry Potter, in cui un gigantesco cane a tre teste – amorevolmente chiamato Fuffy – è a guardia della Pietra Filosofale nel primo episodio della saga.

Ma il maghetto non è l’unico ad essersi fatto ispirare da questa figura: Cerbero, infatti, compare come una creatura letale nei romanzi del maestro dell’horror Stephen King, in particolare in Cujo e Il cane Infernale, ma è protagonista anche di tantissimi videogiochi e appare persino nel film di animazione Hercules, targato Disney.

La figura di Cerbero si è così radicata nella cultura del nostro Paese che il suo nome è persino entrato nell’uso quotidiano: spesso infatti, ironicamente, si definisce “un cerbero” una persona particolarmente dura, severa, arcigna, autoritaria fino all’eccesso e difficile da superare.

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